5-2009L'EDITORIALE    pubblicato in

La crudele, sconcertante, inconfutabile realtà dei numeri! Da quest’anno, attraverso la leva delle locazioni immobiliari, con aumenti stratosferici degli affitti dei locali riservati al DLF, la capacità dinamica del nostro sodalizio subisce un colpo devastante. Era nell’aria che, finita l’era della disponibilità degli spazi in comodato d’uso, le richieste sarebbero state alle fine insostenibili: solo pochi anni fa il Dopolavoro non pagava affitti, né tutte le utenze; mentre oggi si trova sul mercato come un normale soggetto commerciale. Di fronte a questa situazione potevamo fare “orecchie da mercante”, chiedere dilazioni (come troppe volte si usa fare nel nostro bel paese), tentare strade tortuose irte di ambiguità, o fare gli “irriducibili”, incatenandoci davanti alla Sede. Sono atteggiamenti, questi, che qualcuno ha suggerito e, ne sono convinta, altri suggeriranno col senno di poi. Tuttavia, la strada che abbiamo invece deciso di intraprendere è la più dolorosa e la meno facile.
Dopo un’attenta analisi delle nostre possibilità economiche, abbiamo deciso di traslocare, cercando una collocazione molto meno onerosa e comunque sostenibile. Tutti i Soci devono sapere, con grande chiarezza, che resistere nella storica sede di Via Andrea Doria, senza pagare gli affitti richiesti, avrebbe avuto un effetto devastante, non tanto per l’attuale Consiglio (che potrebbe addirittura riscuotere consensi), ma per il futuro stesso dell’intera Associazione, che si sarebbe trovata in un’insostenibile situazione debitoria. Ciò che vogliamo lasciare ai Soci, alla fine del mandato, è una situazione amministrativa sana, con prospettive positive, nonostante il futuro altamente incerto e problematico. La nuova Sede Amministrativa è stata individuata presso un soggetto privato, in Via Balbi 25, a circa 200 metri dalla stazione Principe. Qui confluiranno dall’1 settembre 2009: l’ufficio di Presidenza, i consiglieri, l’amministrazione, la società “DLF per Lo Sport” e tutti i servizi della vecchia sede. Abbiamo deciso di sistemarci subito, anche se i lavori non sono completati, proprio per non interrompere i flussi di servizio sin qui erogati ai soci (ad esempio: l’anticipo libri scolastici, gli abbonamenti AMT, e così via).
Al contempo, in Via Don Minetti 6, presso una struttura di RFI, stiamo perfezionando il contratto per la disponibilità di spazi nei quali far confluire le attività dei Gruppi: "La Locomotiva – Linee di solidarietà", Filatelia, Musica, Pittura, Fotografia, Escursionismo, Calcio, che negli stretti spazi di Via Balbi avrebbero grosse difficoltà a sistemare i propri archivi e ricevere i propri iscritti. Perdiamo invece l’importantissimo spazio della “Sala Blu”, riferimento non solo per il DLF, ma anche per la Cittadinanza, le Aziende ferroviarie, i Sindacati, che più volte vi hanno svolto incontri, conferenze, manifestazioni, corsi. Stiamo curando il progetto di ricrearne una analoga nei nuovi spazi, ma che realizzeremo subito dopo aver superato l’acme di questa difficile fase di transizione, nella quale, chiediamo a tutti, di essere vicini all’Associazione, perché ciò che sta accadendo è un autentico momento di discontinuità rispetto al passato (nella società, ma anche in Ferrovia). In un mondo irrimediabilmente assuefatto al profitto, sembra quasi che non ci sia più spazio per la componente umana, per uno stare insieme spontaneo. Anzi, osiamo pensare che l’aggregarsi per fatto di appartenenza lavorativa, sia, per l’impresa privata, un ostacolo da evitare, fondando essa, il suo potere, sull’esclusività di rapporti individuali.
Chi scrive crede ancora nella passione delle persone, nel pensiero e nell’azione condivisi, nelle attenzioni che ognuno può riservare agli altri nel proprio tempo libero. Questi valori, che piaccia o meno, sono inestinguibili e irrinunciabili. Ed è in questo contesto, che comunque continuiamo ad assumerci decisioni di straordinaria complessità, nonché a pensare ai programmi futuri delle attività sportive e ricreative, a dare ai colleghi ferrovieri e alle loro famiglie servizi e sussidiarietà. Doveroso è anche accennare alle altre strutture del DLF. Una in particolare: il teatro Albatros. Possedere un teatro è una grande ricchezza per un sodalizio, e il DLF vi ospita iniziative sociali e culturali; l’Albatros è un “luogo aperto”, e disponibile, dove trovano spazio i giovani per le loro idee; dove si svolgono attività per i ragazzi, corsi, rassegne teatrali e cinematografiche, in stretta collaborazione con il mondo scolastico. C’è spazio per la musica e per tutte le attività benefiche che vengono promosse a livello locale. Enti ed amministrazioni pubbliche ne possono usufruire gratuitamente. È un bene che, ci permettiamo di suggerire alla proprietà, vale la pena continuare a lasciarlo gestire al DLF, magari in comodato d’uso.
Certo, non abbiamo certezze. Anche se si è bussato ad ogni porta pur di trovare una concreta solidarietà e una rassicurazione per il futuro di migliaia di famiglie del popolo del Dopolavoro Ferroviario genovese. In conclusione, vogliamo ancora una volta con forza ribadire, che la cultura ferroviaria non è solo ricerca di lucro, ma è fatta di senso del servizio, di disponibilità, di lealtà e di rispetto umano. Valori di libertà, valori eterni, ma che oggi, per qualcuno, sembrano non servire più...

Rosaria Augello,
Presidente del DLF di Genova