Voglio, almeno per una volta, lasciarmi alle spalle le questioni
riguardanti più strettamente il DLF ossia le difficoltà
economiche, i rapporti con le Ferrovie, il caos dei
trasporti, delle mense, degli appalti e così via.
Desidero omaggiare, visto l’approssimarsi della ricorrenza
dell’8 marzo, le amiche e colleghe dedicando loro
(i colleghi uomini non me ne vogliano) un passo di un libro
letto un bel po’ di anni fa, ma che sembra essere appena
uscito di stampa: Casalinghitudine, di Clara Sereni.
“Il grande libro della contabilità, del dare e dell’avere,
delle vittorie e delle sconfitte lo devo aver smarrito per
strada, o forse mi era di peso, un fardello di troppo, e
me ne sono liberata. Ma quello che sento, cocciutamente,
visceralmente, certo, è che non voglio perdere la ricchezza
del mio sesso, non voglio somigliare a un uomo.
E se le regole del Potere sono ancora quelle inventate
da maschi che giocano all’intrigo, condannati a mimare
in eterno l’epica della lotta e della guerra, e con la stessa
inconsapevole allegria dei bambini che si sfidavano a
battaglia navale sui banchi di scuola, quando nessuno sa
la propria tragica finitezza, allora il Potere non lo voglio.
Non mi interessa. E questa Politica ridotta a tecnologia
dei traffici e delle manovre, priva di passioni e idealità e
di slanci, orfana di creatività e di pensiero, che fascino
può avere su di me? Preferisco custodirmi la passione,
quella civile, quella politica. Voglio accudire i miei figli,
continuare a gioire esultante per tutto quello che intorno
a me, e grazie anche al dono delle mie premure, è
riuscito a crescere: e che sia un bambino o una pianta,
un’amicizia o un’idea o un libro per me è la stessa cosa.
Però voglio contare, invece, questo sì, ed esprimermi:
riuscirci da irregolare, attraverso un percorso a slalom, a
zig zag, irriverente alle logiche delle carriere, alla brutale
asetticità delle leggi del mercato e dei mercati dove si
vendono dignità e rispetto di sé a prezzo di saldo, questa,
allora sì, è una battaglia che voglio combattere. Nel
mondo ci voglio stare, senza piegarmi alle regole che mi
avviliscono come donna”.
Un sentito grazie a Mario Dotti, autore della fotografia di
copertina, e a Domenico Battaglia responsabile della redazione,
per aver condensato nell’immagine di copertina
ed in un’unica frase di un grande poeta in musica, più
emozioni di quanto possano esprimere le troppe inutili
parole di solito usate per celebrare l’8 marzo.
Rosaria Augello,
Presidente del DLF di Genova